dimanche 31 mai 2009

Marcabru 293.33. à la sauce anglaise

Marcabru PC 293.33 Lo vers comens quan vei del fau (conclusione)



Aurelio Roncaglia, «Marcabruno: Lo vers comens quan vei del fau», Cultura neolatina, 11, 1951, pp. 25-48, alle pp. 29-32 [testo del ms. A] – Rialto 23.iv.2005

Marcabrus
ditz que no•ill en cau
qui quer ben lo vers' al foïll 50
que no•i pot hom trobar a frau
mot de roïll
intrar pot hom de lonc jornau
en breu doïll.


Marcabu dice che non gliene importa se alcuno frughi il "vers" col frucone: ché non si può trovar nascosta parola ruggionosa, entrare si può con lunga fatica nel minimo pertugio.

Il mio caro mestre de lonh Aurelio (per il quale dozilh = qualsiasi foro) non ha consultato i dizionari alla sua disposizione (Ducange, Godefroy, Mistral TF, Levy PSW, Alibert, FEW, Tobler-Lommatzsch), vedi il mio saggio L'articolo dozilh...

http://artdetrobar.blogspot.com/2009/01/larticolo-dozilh-del-psw-corretto-e.html



Gruber Die Dialektik des Trobar 1983, p. 76-77 (testo del ms. A)

Marcabrus ditz que no•ill en cau
qui quer ben lo vers al foïll 50
que no•i pot hom trobar a frau
mot de roïll
intrar pot hom de lonc jornau
en breu doïll.


1 Marc e brus R ; non len (lin) R) chau CR / 2 quier R ; ver al fronzilh CR 4 rozilh CR 6 roill IK, estrilh CR.

Marcabru sagt, dass es ihn nicht kümmert, / wenn jemand den vers recht mit dem Stocher durchsucht, / denn man kann kein rostiges Wort verborgen finden: / man kann mit langem Tagewerk (oder: ein Mann mit langem Tagewerk kann) / in einen kurzen Zapfhahn gelangen.

[Marcabu dice che non gliene frega / se qualcuno frughi bene il (suo) vers col frugone / ché non ci si può trovare (introdotto) di contrabbando / parola ruggionosa: / intrare si può con lungo (lavoro) giornale in breve cannella (oppure un uomo di lungo (lavoro) giornale può intrare / in breve *duciculo (= cannella).

a frau = con frode, di contrabbando cf. occ. moderno frauda e cat. frau

giornale agg. = giornaliero

Simon Gaunt, Ruth Harvey and Linda Paterson, Marcabru: A Critical Edition, Cambridge, D. S. Brewer, 2000, p. 420-21.Rialto 29.xi.2002:


49 Marcabrus diz que no•il en cau
50 qui quer ben lo vers al foïll, 50
51 que no•i pot hom trobar a frau
52 mot de roïll
53 intrar pot hom de lonc jornau
54 en breu roïll.

Marcabru says it does no matter to him if anyone searches the vers closely with a fine-toth comb, for no one will be able to find a rusty word hidden in it; a man con gather in the harvest after a long day's work in a brief moment [p. 421]

nota bene

La lectio di IK scelta dagli editori inglesi non dà senso e la traduzione dei due versi finali è talmente assurda che loro stessi sentono il bisogno di spiegarla in nota:

"We understand the sense here to be that a man can gather in the harvest from a long day's work (=the result of searching for flaws in Marcabrus's song) in no time at all (= because there will be so little of idt, since his song contains no 'rusty words')" [p. 426]

La variante en breu roïll è dovuto - per dirla con Giorgio Pasquali - a un semplice errore meccanico.

Del resto roïll (da un inesistente rodilh) nel senso di moment, glance sarebbe un hapax irreconoscibile che Marcabru avrebbe fabbricato per ripetere la parolo in rima tale quale con un senso diverso!

In verità questo 'hapax semantico' è un mot de rovilh (mottus robiginosus) fabbricatao de lonc jornau dagli editori inglesi assistiti da

John Marshall as philological adviser and with the assistance of Melanie Florence

Conclusione

Marcabru alla salsa inglese? No grazia, ho già mangiato.

perché Jorni non si aggiorna?

Ma come si può aggiornarsi Jorni, lop del trobar solitari.

Per cop d'astre un car amic m'ha ajornat tot ara:


Caro Jörn,

a proposito di strumenti, conosci il nostro: a www.textus.org trovi le banche dati di molte tradizioni romanze.I trovatori sono qui:

http://trobvers.textus.org/

[...]

Paolo Canettieri
Sapienza Università di Roma


purtroppo


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pazienza

(segue)

samedi 30 mai 2009

gai saber - fröhliche Wissenschaft - laeta scĭentĭa - prologo














II mio procedere

penso (cogito) il mio messaggio camminando, correndo a bicicletta (classica, da corsa), facendo Nordic Walking col mio cane lupo Lolop, praticando Qi Gong e via di seguito. Poi - una volta tornato a casa - lo butto sul ordinatore festinando lente: in furia ma non in fretta (scrivo come parlo quando recito da attore largo assai o larghissimo e mezza voce )

Ma lasciamo la parola al gran Maestro:

trobar clus - discussione (ri)aperta (opus in fieri)

Aurelio Roncaglia vs. Erich Köhler & Ulrich Mölck (riassunto)

Jörn Gruber 1983 & 2009

saggio di ermeneutica filologica - teoria e applicazione (opus in fieri)


Per l'amico Paolo Canettieri




Del vers vos dic que mais en vau
qui ben l'enten e n' a plus lau

[Di questo vers vi dico che ne vale di piu
se qualcuno l'intende bene e ne riceve più lode]
[Guilhem de Peitieus]


Einen Text als Text ablesen können, ohne eine
Interpretation dazwischen zu mengen, ist die späteste
Form der 'inneren Erfahrung' - vielleicht eine kaum mögliche

[Leggere un testo come testo senza frammischiarvi una
interpretazione, è la forma più tardiva dell 'esperienza interiore'
- forse una forma appena possibile] [Friedrich Nietzsche]


teoria

Ogni messaggio (leu plan prim clus…) il ricevente [lettore, filologo] lo può decifrare [capire] soltanto secondo la sua intelligenza limitata e non per il modo dell' emittente [trovatore] e ancora meno per il modo del messaggio [vers, canso, sirventes...].

receptum est in recipiente per modum recipientis et non per modum dantis [Dantis - Guihelmi - Marcabruni - Arnaldis…], doctŏr ūnĭversālis dixit:

neanche un genio superumano (übermenschlich) [Dante Alighieri - Guilhem de Peitieus - Marcabru - Arnaut Daniel - Cervantes - Proust] è capace di comprendere (com-prĕhendĕre) le sue composizioni [scritti] per il loro modo, ma soltanto secondo il modo della sua intelligenza malgrado tutto limitata.

Soltanto una intelligenza illimitata (quella di un yogī illuminato per esempio che ha realizzato l'unione [yoga] suprema nell'unità brahman-ātman [als ben entendens salut!] può capire qualsiasi messaggio per il modo del messaggio.

nota bene

Valéry: « mes vers on le sens qu’on leur prête... » sarrebbe una boutade ingenua se proferta senza il sale dell’ ironia:

recte ‘mes vers ont le sens que je leur donne, et les sens qu'ils ont malgré moi. Quant aux sens qu'on leur prête, c'est aux philologues d'en juger.


Il filologo-ermeneuta deve cercare di avvicinarsi il più possibile al senso/ai sensi che l’autore/il trovatore ha dato al suo testo (vers, canso, sirventes, terzina...). Ma questo non basta:

deve cercare inoltre di attualizzare anche i sensi nascosti al proprio autore alla luce di riscontri illuminanti (hypologoi, hyperlogoi, synlogoi e testi paralleli)

Concretamente: il filologo ha l’obbligo di superare scientificamente (con una metodologia adeguata) tutte le interpretazioni anteriori, sia di modo implicito, sia migliorando o rifiutando
esplicitamente l’avvicinamento dei suoi predecessori.


Due esempi attuali:

(a) se mi occupo della tornada di Marcabru PC 293.22 Lo vers comens quan vei del fau e di quella di Arnaut Daniel PC 29.15 Pois Raimons e.N Trucs Malecs, devo conoscere perfettamente Wörter und Sachen: in questo caso i termini tecnici dell'enologia e dell'anatomia medievale per capire adeguatamente l'asindeto marcabruniano

entrar pot hom de lonc jornal
en breu [dozilh
]

e lo sconcio consiglio arnaldano:

Bernatz de Cornes no• s estrilh
al corn cornar ses gran dozilh
ab que trauc la pen'e•l penilh
pueys poira cornar ses perilh.


Ma non basta: devo aver presente o scoprire riscontri latini e occitanici alla luce dei quali i versi dei due trovatori si intendono meglio. Di grande aiuto euristico è anche la (ri)traduzione dei versi in latino volgare e latino colto già che Marcabru e Arnaut Daniel erano poetae docti - trobadors sabens

nota bene

Wörter und Sachen (= le parole e le cose, cf. ‘les mots et les choses’) era una scuola filologica tedesca e austriaca del primo novecento. Credo: bisogna studiare l’etimologia e la semantica delle parole in stretta associazione con gli artefatti e i concetti culturali denotati da esse.



(b) se voglio ivece interpretare la prima terzina della Comedía di Dante alla luce di riscontri illuminanti, devo cercare sistemanticamente e/o trovare per intuizione hypologoi (testi anteriori in stretta relazione col testo dantesco), hyperlogoi (testi posteriosi in stretta...) e testi paralleli latini occitanici francesi italiani ignorati per lo più da tutti quanti i dantologhi che si sono occupati dell'incipit dantesco (dai primi commentatori ai studiosi di oggi). Anche in questo caso la (ri)tradizione della terzina (latino classico e ecclesiastico - occitanico antico - francese antico) è di grandissimo aiuto.

applicazione


A Marcabru e Arnaut Daniel

a) Marcabru

ricezione dotto sbagliata

Da Dejeanne 1909 a De Conca 2009

(b) Arnaut Daniel

ricezione dotto sbagliata

Da Canello 1883 a d'Agostino 2005 (?)

ricezione dotta adeguata

B Dante Alighieri

a) ricezione ingenua

b) ricezione dotta sbagliata

c) ricezione dotta adeguata

Conclusione

vendredi 29 mai 2009

l'adetta ai lavori ferita nell'onore

l'adetta ai lavori NN ferita nell'onore protesta

(cf. il film di Lina Wertmüller) http://www.youtube.com/watch?v=tn3stFRpiFc


Taccio su Ionesco (che ha ragione!!!, ma ... va capito meglio), ma non posso tacere su quanto dici: "La filologia trovadorica procede generalmente senza direttive certe e senzavera preparazione scientifica… ". Falso come Giuda: perché Jorni non si aggiorna? NN

Ecco la mia risposta:

Dovrei aggiornarmi io? Ma è la filologia trovatorica che non è aggiornata!

Non mi dire La filologia trovatorica procede!

Al mio avviso festinat lentissime, se festinat (vedi Rialto e COM che trasmettono fedelmente sviste e errori degli editori, per non parlare della mia Dialektik des Trobar 1983 che scrissi trenta anni fa e nella quale ho 'soverchiato' ante festum tanti pubblicazioni anglesi e italiani di questo novo secolo, vedi almeno il caso di Marcabru 293.33 e Arnaut Daniel 29.15)

Devi sapere che modestamente sono anche sanscritista, grecista e latinista. Quando utilizzo il rozzo strumento (apleg) ch'è la COM (qui a pourtant le mérite d'exister) mi fa pena la nostra disciplina commune.

Ti farò una piccola dimostrazione del mio procedere quando mi occupo di filologia classica:

http://www.perseus.tufts.edu/hopper/search

il mio input: festina lente

Showing 1 - 3 of 3 document results in English.

Plato, Republic
(English) (Greek)

book 7, section 528d: ... x. 11. 4, Macrob. Sat. vi. 8. 9, “festina lente,” “hâtez-vous lentement” (Boileau, Art


Henry George Liddell, Robert Scott, A Greek-English Lexicon
(English)

entry speu/dw: ... . 742 (troch.); σπεῦδε βραδέως festina lente , Gell. 10.11.5 ; ς


Charlton T. Lewis, Charles Short, A Latin Dictionary
(English)

entry festi_no: ... jubet? Juv. 14, 212 .—Prov.: festina lente ( σπεῦδε βραδέως ), Suet. Aug.


e via di seguito clicchando sui links

filologia sanscrita

Disponiamo oltra il dizionario online di Monier Williams d'un dizionario ipertestuale elaborato dal indologo e professore di informatica Gérard Huet (Francia) che è una vera meraviglia come vedrai subito.

http://sanskrit.inria.fr/DICO/reader.html


il mio input: yogii m.rtyu.mjayammantram gaayati (lo yogin canta il mantra di Śiva vincitore della morte)

शिव śiva a. m. n. f. śivā bienfaisant; favorable, propice, salutaire, de bon augure — m. myth. épith. euphémique du dieu véd. Rudra; plus tard élevé en dieu suprême Śiva, forme transcendante du Divin [...]


Input: yogī mṛtyuṃjayammantram gāyati

Sentence: योगी मृत्युंजयम्मन्त्रम् गायति
may be analysed as:


Solution 2 :
[ yogī
{ nom. sg. m. }[yogin]
<>]
[ mṛtyum
{ acc. sg. m. }[mṛtyu]
<m|jṃj>]
[ jayam
{ acc. sg. m. | acc. sg. n. | nom. sg. n. }[jaya]
<>]
[ mantram
{ acc. sg. m. | acc. sg. n. | nom. sg. n. }[mantra]
<>]
[ gāyati
{ pr. [1] sg. 3 }[gā_2]
<>]


1 solution kept among 6
Filtering efficiency: 100%


e via di seguito clicchando sui links

funziona anche per testi molto più complicati a vece a doppio triplice multiplice senso.

A m'è serve oltre per l'analisi di testi anche per la composizione di testi poetici in scanscrito a senso multiplice.

Disporre d'uno strumento analogo per il trobar occitanico è un mio sogno.Ma dovrei vivere ancora moltissimi anni per vederlo realizzato.

minima (h)ermeneutica

minima (h)ermeneutica


Del vers vos dic que mais en vau
qui ben l'enten e n' a plus lau

[Di questo vers vi dico che ne vale di piu
se qualcuno l'intende bene e ne riceve più lode]
[Guilhem de Peitieus]


Einen Text als Text ablesen können, ohne eine
Interpretation dazwischen zu mengen, ist die späteste
Form der 'inneren Erfahrung' - vielleicht eine kaum mögliche

[Leggere un testo come testo senza frammischiarvi una
interpretazione, è la forma più tardiva dell 'esperienza interiore'
- forse una forma appena possibile] [Friedrich Nietzsche]


Ogni messaggio (leu plan prim clus…) il ricevente [lettore, filologo] lo può decifrare [capire] soltanto secondo la sua intelligenza limitata e non per il modo dell' emittente [trovatore] e ancora meno per il modo del messaggio [vers, canso, sirventes...].

receptum est in recipiente per modum recipientis et non per modum dantis [Dantis - Guihelmi - Marcabruni - Arnaldis…], doctŏr ūnĭversālis dixit:

neanche il genio superumano (übermenschlich) di Dante Alighieri [Guilhem de Peitieus - Marcabru - Arnaut Daniel…] era capace di comprendere (com-prĕhendĕre) le sue composizioni per il loro modo, ma soltanto secondo il modo della sua intelligenza malgrado tutto limitata.

Soltanto una intelligenza illimitata (quella di un yogī illuminato per esempio che ha realizzato l'unione [yoga] suprema nell'unità brahman-ātman [als ben entendens salut!] può capire qualsiasi messaggio per il modo del messaggio.

nota bene

Valéry: « mes vers on le sens qu’on leur prête... » sarrebbe una boutade ingenua se proferta senza il sale dell’ ironia:

recte ‘mes vers ont le sens que je leur donne, et les sens qu'ils ont malgré moi. Quant aux sens qu'on leur prête, c'est aux philologues d'en juger.


Il filologo-ermeneuta deve cercare di avvicinarsi il più possibile al senso/ai sensi che l’autore/il trovatore ha dato al suo testo (vers, canso, sirventes, terzina...). Ma questo non basta:

deve cercare inoltre di attualizzare anche i sensi nascosti al proprio autore alla luce di riscontri illuminanti (hypologoi, hyperlogoi, synlogoi e testi paralleli)

Concretamente: il filologo ha l’obbligo di superare scientificamente (con una metodologia adeguata) tutte le interpretazioni anteriori, sia di modo implicito, sia migliorando o rifiutando
esplicitamente l’avvicinamento dei suoi predecessori.


Due esempi attuali:

(a) se mi occupo dell’Affaire Cornilh e più particolarmente della tornada di Arnaut Daniel (PC 29.12), devo spiegare meglio di tutti quanti (da Canello 1883 a Riquer 1994, passando per Lavaud 1903, Toja 1961, Perugi 1978, Lazzerini 1983/89, Gruber 1983, Eusebi 1984, Bec 1984, D’Agostino 1990, Canettieri 2007) che cosa significa in ultima analisi grand dozilh /ab que trauc... rifiutando tutte le soluzioni sbagliate (e lo sono quasi tutte).

(b) se voglio interpretare la prima terzina della Comedía di Dante alla luce di riscontri illuminanti, devo cercare sistemanticamente e/o trovare per intuizione hypologoi, hyperlogoi e testi paralleli latini occitanici francesi italiani ignorati da tutti quanti i dantologhi che si sono occupati per esempio dell'incipit dantesco (dai primi commentatori ai studiosi di oggi) [vedi (fra poco) su questo blog: Nel meçço del camin di nostra vita. L'incipit della Comedía di Dante alla luce di riscontri illuminanti]