samedi 30 mai 2009

saggio di ermeneutica filologica - teoria e applicazione (opus in fieri)


Per l'amico Paolo Canettieri




Del vers vos dic que mais en vau
qui ben l'enten e n' a plus lau

[Di questo vers vi dico che ne vale di piu
se qualcuno l'intende bene e ne riceve più lode]
[Guilhem de Peitieus]


Einen Text als Text ablesen können, ohne eine
Interpretation dazwischen zu mengen, ist die späteste
Form der 'inneren Erfahrung' - vielleicht eine kaum mögliche

[Leggere un testo come testo senza frammischiarvi una
interpretazione, è la forma più tardiva dell 'esperienza interiore'
- forse una forma appena possibile] [Friedrich Nietzsche]


teoria

Ogni messaggio (leu plan prim clus…) il ricevente [lettore, filologo] lo può decifrare [capire] soltanto secondo la sua intelligenza limitata e non per il modo dell' emittente [trovatore] e ancora meno per il modo del messaggio [vers, canso, sirventes...].

receptum est in recipiente per modum recipientis et non per modum dantis [Dantis - Guihelmi - Marcabruni - Arnaldis…], doctŏr ūnĭversālis dixit:

neanche un genio superumano (übermenschlich) [Dante Alighieri - Guilhem de Peitieus - Marcabru - Arnaut Daniel - Cervantes - Proust] è capace di comprendere (com-prĕhendĕre) le sue composizioni [scritti] per il loro modo, ma soltanto secondo il modo della sua intelligenza malgrado tutto limitata.

Soltanto una intelligenza illimitata (quella di un yogī illuminato per esempio che ha realizzato l'unione [yoga] suprema nell'unità brahman-ātman [als ben entendens salut!] può capire qualsiasi messaggio per il modo del messaggio.

nota bene

Valéry: « mes vers on le sens qu’on leur prête... » sarrebbe una boutade ingenua se proferta senza il sale dell’ ironia:

recte ‘mes vers ont le sens que je leur donne, et les sens qu'ils ont malgré moi. Quant aux sens qu'on leur prête, c'est aux philologues d'en juger.


Il filologo-ermeneuta deve cercare di avvicinarsi il più possibile al senso/ai sensi che l’autore/il trovatore ha dato al suo testo (vers, canso, sirventes, terzina...). Ma questo non basta:

deve cercare inoltre di attualizzare anche i sensi nascosti al proprio autore alla luce di riscontri illuminanti (hypologoi, hyperlogoi, synlogoi e testi paralleli)

Concretamente: il filologo ha l’obbligo di superare scientificamente (con una metodologia adeguata) tutte le interpretazioni anteriori, sia di modo implicito, sia migliorando o rifiutando
esplicitamente l’avvicinamento dei suoi predecessori.


Due esempi attuali:

(a) se mi occupo della tornada di Marcabru PC 293.22 Lo vers comens quan vei del fau e di quella di Arnaut Daniel PC 29.15 Pois Raimons e.N Trucs Malecs, devo conoscere perfettamente Wörter und Sachen: in questo caso i termini tecnici dell'enologia e dell'anatomia medievale per capire adeguatamente l'asindeto marcabruniano

entrar pot hom de lonc jornal
en breu [dozilh
]

e lo sconcio consiglio arnaldano:

Bernatz de Cornes no• s estrilh
al corn cornar ses gran dozilh
ab que trauc la pen'e•l penilh
pueys poira cornar ses perilh.


Ma non basta: devo aver presente o scoprire riscontri latini e occitanici alla luce dei quali i versi dei due trovatori si intendono meglio. Di grande aiuto euristico è anche la (ri)traduzione dei versi in latino volgare e latino colto già che Marcabru e Arnaut Daniel erano poetae docti - trobadors sabens

nota bene

Wörter und Sachen (= le parole e le cose, cf. ‘les mots et les choses’) era una scuola filologica tedesca e austriaca del primo novecento. Credo: bisogna studiare l’etimologia e la semantica delle parole in stretta associazione con gli artefatti e i concetti culturali denotati da esse.



(b) se voglio ivece interpretare la prima terzina della Comedía di Dante alla luce di riscontri illuminanti, devo cercare sistemanticamente e/o trovare per intuizione hypologoi (testi anteriori in stretta relazione col testo dantesco), hyperlogoi (testi posteriosi in stretta...) e testi paralleli latini occitanici francesi italiani ignorati per lo più da tutti quanti i dantologhi che si sono occupati dell'incipit dantesco (dai primi commentatori ai studiosi di oggi). Anche in questo caso la (ri)tradizione della terzina (latino classico e ecclesiastico - occitanico antico - francese antico) è di grandissimo aiuto.

applicazione


A Marcabru e Arnaut Daniel

a) Marcabru

ricezione dotto sbagliata

Da Dejeanne 1909 a De Conca 2009

(b) Arnaut Daniel

ricezione dotto sbagliata

Da Canello 1883 a d'Agostino 2005 (?)

ricezione dotta adeguata

B Dante Alighieri

a) ricezione ingenua

b) ricezione dotta sbagliata

c) ricezione dotta adeguata

Conclusione

Aucun commentaire:

Enregistrer un commentaire