vendredi 29 mai 2009

minima (h)ermeneutica

minima (h)ermeneutica


Del vers vos dic que mais en vau
qui ben l'enten e n' a plus lau

[Di questo vers vi dico che ne vale di piu
se qualcuno l'intende bene e ne riceve più lode]
[Guilhem de Peitieus]


Einen Text als Text ablesen können, ohne eine
Interpretation dazwischen zu mengen, ist die späteste
Form der 'inneren Erfahrung' - vielleicht eine kaum mögliche

[Leggere un testo come testo senza frammischiarvi una
interpretazione, è la forma più tardiva dell 'esperienza interiore'
- forse una forma appena possibile] [Friedrich Nietzsche]


Ogni messaggio (leu plan prim clus…) il ricevente [lettore, filologo] lo può decifrare [capire] soltanto secondo la sua intelligenza limitata e non per il modo dell' emittente [trovatore] e ancora meno per il modo del messaggio [vers, canso, sirventes...].

receptum est in recipiente per modum recipientis et non per modum dantis [Dantis - Guihelmi - Marcabruni - Arnaldis…], doctŏr ūnĭversālis dixit:

neanche il genio superumano (übermenschlich) di Dante Alighieri [Guilhem de Peitieus - Marcabru - Arnaut Daniel…] era capace di comprendere (com-prĕhendĕre) le sue composizioni per il loro modo, ma soltanto secondo il modo della sua intelligenza malgrado tutto limitata.

Soltanto una intelligenza illimitata (quella di un yogī illuminato per esempio che ha realizzato l'unione [yoga] suprema nell'unità brahman-ātman [als ben entendens salut!] può capire qualsiasi messaggio per il modo del messaggio.

nota bene

Valéry: « mes vers on le sens qu’on leur prête... » sarrebbe una boutade ingenua se proferta senza il sale dell’ ironia:

recte ‘mes vers ont le sens que je leur donne, et les sens qu'ils ont malgré moi. Quant aux sens qu'on leur prête, c'est aux philologues d'en juger.


Il filologo-ermeneuta deve cercare di avvicinarsi il più possibile al senso/ai sensi che l’autore/il trovatore ha dato al suo testo (vers, canso, sirventes, terzina...). Ma questo non basta:

deve cercare inoltre di attualizzare anche i sensi nascosti al proprio autore alla luce di riscontri illuminanti (hypologoi, hyperlogoi, synlogoi e testi paralleli)

Concretamente: il filologo ha l’obbligo di superare scientificamente (con una metodologia adeguata) tutte le interpretazioni anteriori, sia di modo implicito, sia migliorando o rifiutando
esplicitamente l’avvicinamento dei suoi predecessori.


Due esempi attuali:

(a) se mi occupo dell’Affaire Cornilh e più particolarmente della tornada di Arnaut Daniel (PC 29.12), devo spiegare meglio di tutti quanti (da Canello 1883 a Riquer 1994, passando per Lavaud 1903, Toja 1961, Perugi 1978, Lazzerini 1983/89, Gruber 1983, Eusebi 1984, Bec 1984, D’Agostino 1990, Canettieri 2007) che cosa significa in ultima analisi grand dozilh /ab que trauc... rifiutando tutte le soluzioni sbagliate (e lo sono quasi tutte).

(b) se voglio interpretare la prima terzina della Comedía di Dante alla luce di riscontri illuminanti, devo cercare sistemanticamente e/o trovare per intuizione hypologoi, hyperlogoi e testi paralleli latini occitanici francesi italiani ignorati da tutti quanti i dantologhi che si sono occupati per esempio dell'incipit dantesco (dai primi commentatori ai studiosi di oggi) [vedi (fra poco) su questo blog: Nel meçço del camin di nostra vita. L'incipit della Comedía di Dante alla luce di riscontri illuminanti]

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