dimanche 31 mai 2009
Marcabru 293.33. à la sauce anglaise
Aurelio Roncaglia, «Marcabruno: Lo vers comens quan vei del fau», Cultura neolatina, 11, 1951, pp. 25-48, alle pp. 29-32 [testo del ms. A] – Rialto 23.iv.2005
Marcabrus ditz que no•ill en cau
qui quer ben lo vers' al foïll 50
que no•i pot hom trobar a frau
mot de roïll
intrar pot hom de lonc jornau
en breu doïll.
Marcabu dice che non gliene importa se alcuno frughi il "vers" col frucone: ché non si può trovar nascosta parola ruggionosa, entrare si può con lunga fatica nel minimo pertugio.
Il mio caro mestre de lonh Aurelio (per il quale dozilh = qualsiasi foro) non ha consultato i dizionari alla sua disposizione (Ducange, Godefroy, Mistral TF, Levy PSW, Alibert, FEW, Tobler-Lommatzsch), vedi il mio saggio L'articolo dozilh...
http://artdetrobar.blogspot.com/2009/01/larticolo-dozilh-del-psw-corretto-e.html
Gruber Die Dialektik des Trobar 1983, p. 76-77 (testo del ms. A)
Marcabrus ditz que no•ill en cau
qui quer ben lo vers al foïll 50
que no•i pot hom trobar a frau
mot de roïll
intrar pot hom de lonc jornau
en breu doïll.
1 Marc e brus R ; non len (lin) R) chau CR / 2 quier R ; ver al fronzilh CR 4 rozilh CR 6 roill IK, estrilh CR.
Marcabru sagt, dass es ihn nicht kümmert, / wenn jemand den vers recht mit dem Stocher durchsucht, / denn man kann kein rostiges Wort verborgen finden: / man kann mit langem Tagewerk (oder: ein Mann mit langem Tagewerk kann) / in einen kurzen Zapfhahn gelangen.
[Marcabu dice che non gliene frega / se qualcuno frughi bene il (suo) vers col frugone / ché non ci si può trovare (introdotto) di contrabbando / parola ruggionosa: / intrare si può con lungo (lavoro) giornale in breve cannella (oppure un uomo di lungo (lavoro) giornale può intrare / in breve *duciculo (= cannella).
a frau = con frode, di contrabbando cf. occ. moderno frauda e cat. frau
giornale agg. = giornaliero
Simon Gaunt, Ruth Harvey and Linda Paterson, Marcabru: A Critical Edition, Cambridge, D. S. Brewer, 2000, p. 420-21.– Rialto 29.xi.2002:
49 Marcabrus diz que no•il en cau
50 qui quer ben lo vers al foïll, 50
51 que no•i pot hom trobar a frau
52 mot de roïll
53 intrar pot hom de lonc jornau
54 en breu roïll.
Marcabru says it does no matter to him if anyone searches the vers closely with a fine-toth comb, for no one will be able to find a rusty word hidden in it; a man con gather in the harvest after a long day's work in a brief moment [p. 421]
nota bene
La lectio di IK scelta dagli editori inglesi non dà senso e la traduzione dei due versi finali è talmente assurda che loro stessi sentono il bisogno di spiegarla in nota:
"We understand the sense here to be that a man can gather in the harvest from a long day's work (=the result of searching for flaws in Marcabrus's song) in no time at all (= because there will be so little of idt, since his song contains no 'rusty words')" [p. 426]
La variante en breu roïll è dovuto - per dirla con Giorgio Pasquali - a un semplice errore meccanico.
Del resto roïll (da un inesistente rodilh) nel senso di moment, glance sarebbe un hapax irreconoscibile che Marcabru avrebbe fabbricato per ripetere la parolo in rima tale quale con un senso diverso!
In verità questo 'hapax semantico' è un mot de rovilh (mottus robiginosus) fabbricatao de lonc jornau dagli editori inglesi assistiti da
John Marshall as philological adviser and with the assistance of Melanie Florence
Conclusione
Marcabru alla salsa inglese? No grazia, ho già mangiato.
perché Jorni non si aggiorna?
Per cop d'astre un car amic m'ha ajornat tot ara:
Caro Jörn,
[...]
Paolo Canettieri
Sapienza Università di Roma
purtroppo
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pazienza
(segue)
samedi 30 mai 2009
gai saber - fröhliche Wissenschaft - laeta scĭentĭa - prologo


II mio procedere
penso (cogito) il mio messaggio camminando, correndo a bicicletta (classica, da corsa), facendo Nordic Walking col mio cane lupo Lolop, praticando Qi Gong e via di seguito. Poi - una volta tornato a casa - lo butto sul ordinatore festinando lente: in furia ma non in fretta (scrivo come parlo quando recito da attore largo assai o larghissimo e mezza voce )
Ma lasciamo la parola al gran Maestro:
trobar clus - discussione (ri)aperta (opus in fieri)
Jörn Gruber 1983 & 2009
saggio di ermeneutica filologica - teoria e applicazione (opus in fieri)
Per l'amico Paolo Canettieri
Del vers vos dic que mais en vau
qui ben l'enten e n' a plus lau
[Di questo vers vi dico che ne vale di piu
se qualcuno l'intende bene e ne riceve più lode]
[Guilhem de Peitieus]
Einen Text als Text ablesen können, ohne eine
Interpretation dazwischen zu mengen, ist die späteste
Form der 'inneren Erfahrung' - vielleicht eine kaum mögliche
[Leggere un testo come testo senza frammischiarvi una
interpretazione, è la forma più tardiva dell 'esperienza interiore'
- forse una forma appena possibile] [Friedrich Nietzsche]
teoria
Ogni messaggio (leu plan prim clus…) il ricevente [lettore, filologo] lo può decifrare [capire] soltanto secondo la sua intelligenza limitata e non per il modo dell' emittente [trovatore] e ancora meno per il modo del messaggio [vers, canso, sirventes...].
receptum est in recipiente per modum recipientis et non per modum dantis [Dantis - Guihelmi - Marcabruni - Arnaldis…], doctŏr ūnĭversālis dixit:
neanche un genio superumano (übermenschlich) [Dante Alighieri - Guilhem de Peitieus - Marcabru - Arnaut Daniel - Cervantes - Proust] è capace di comprendere (com-prĕhendĕre) le sue composizioni [scritti] per il loro modo, ma soltanto secondo il modo della sua intelligenza malgrado tutto limitata.
Soltanto una intelligenza illimitata (quella di un yogī illuminato per esempio che ha realizzato l'unione [yoga] suprema nell'unità brahman-ātman [als ben entendens salut!] può capire qualsiasi messaggio per il modo del messaggio.
nota bene
Valéry: « mes vers on le sens qu’on leur prête... » sarrebbe una boutade ingenua se proferta senza il sale dell’ ironia:
recte ‘mes vers ont le sens que je leur donne, et les sens qu'ils ont malgré moi. Quant aux sens qu'on leur prête, c'est aux philologues d'en juger.
Il filologo-ermeneuta deve cercare di avvicinarsi il più possibile al senso/ai sensi che l’autore/il trovatore ha dato al suo testo (vers, canso, sirventes, terzina...). Ma questo non basta:
deve cercare inoltre di attualizzare anche i sensi nascosti al proprio autore alla luce di riscontri illuminanti (hypologoi, hyperlogoi, synlogoi e testi paralleli)
Concretamente: il filologo ha l’obbligo di superare scientificamente (con una metodologia adeguata) tutte le interpretazioni anteriori, sia di modo implicito, sia migliorando o rifiutando
esplicitamente l’avvicinamento dei suoi predecessori.
Due esempi attuali:
(a) se mi occupo della tornada di Marcabru PC 293.22 Lo vers comens quan vei del fau e di quella di Arnaut Daniel PC 29.15 Pois Raimons e.N Trucs Malecs, devo conoscere perfettamente Wörter und Sachen: in questo caso i termini tecnici dell'enologia e dell'anatomia medievale per capire adeguatamente l'asindeto marcabruniano
entrar pot hom de lonc jornal
en breu [dozilh]
e lo sconcio consiglio arnaldano:
Bernatz de Cornes no• s estrilh
al corn cornar ses gran dozilh
ab que trauc la pen'e•l penilh
pueys poira cornar ses perilh.
Ma non basta: devo aver presente o scoprire riscontri latini e occitanici alla luce dei quali i versi dei due trovatori si intendono meglio. Di grande aiuto euristico è anche la (ri)traduzione dei versi in latino volgare e latino colto già che Marcabru e Arnaut Daniel erano poetae docti - trobadors sabens
nota bene
Wörter und Sachen (= le parole e le cose, cf. ‘les mots et les choses’) era una scuola filologica tedesca e austriaca del primo novecento. Credo: bisogna studiare l’etimologia e la semantica delle parole in stretta associazione con gli artefatti e i concetti culturali denotati da esse.
(b) se voglio ivece interpretare la prima terzina della Comedía di Dante alla luce di riscontri illuminanti, devo cercare sistemanticamente e/o trovare per intuizione hypologoi (testi anteriori in stretta relazione col testo dantesco), hyperlogoi (testi posteriosi in stretta...) e testi paralleli latini occitanici francesi italiani ignorati per lo più da tutti quanti i dantologhi che si sono occupati dell'incipit dantesco (dai primi commentatori ai studiosi di oggi). Anche in questo caso la (ri)tradizione della terzina (latino classico e ecclesiastico - occitanico antico - francese antico) è di grandissimo aiuto.
applicazione
A Marcabru e Arnaut Daniel
a) Marcabru
ricezione dotto sbagliata
Da Dejeanne 1909 a De Conca 2009
(b) Arnaut Daniel
ricezione dotto sbagliata
Da Canello 1883 a d'Agostino 2005 (?)
ricezione dotta adeguata
B Dante Alighieri
a) ricezione ingenua
b) ricezione dotta sbagliata
c) ricezione dotta adeguata
Conclusione
vendredi 29 mai 2009
l'adetta ai lavori ferita nell'onore
(cf. il film di Lina Wertmüller) http://www.youtube.com/watch?v=tn3stFRpiFc
Taccio su Ionesco (che ha ragione!!!, ma ... va capito meglio), ma non posso tacere su quanto dici: "La filologia trovadorica procede generalmente senza direttive certe e senzavera preparazione scientifica… ". Falso come Giuda: perché Jorni non si aggiorna? NN
Ecco la mia risposta:
Dovrei aggiornarmi io? Ma è la filologia trovatorica che non è aggiornata!
Non mi dire La filologia trovatorica procede!
Al mio avviso festinat lentissime, se festinat (vedi Rialto e COM che trasmettono fedelmente sviste e errori degli editori, per non parlare della mia Dialektik des Trobar 1983 che scrissi trenta anni fa e nella quale ho 'soverchiato' ante festum tanti pubblicazioni anglesi e italiani di questo novo secolo, vedi almeno il caso di Marcabru 293.33 e Arnaut Daniel 29.15)
Devi sapere che modestamente sono anche sanscritista, grecista e latinista. Quando utilizzo il rozzo strumento (apleg) ch'è la COM (qui a pourtant le mérite d'exister) mi fa pena la nostra disciplina commune.
Ti farò una piccola dimostrazione del mio procedere quando mi occupo di filologia classica:
http://www.perseus.tufts.edu/hopper/search
il mio input: festina lente
Showing 1 - 3 of 3 document results in English.
| Plato, Republic | |
| (English) (Greek) | |
| book 7, section 528d: ... x. 11. 4, Macrob. Sat. vi. 8. 9, “festina lente,” “hâtez-vous lentement” (Boileau, Art | |
| Henry George Liddell, Robert Scott, A Greek-English Lexicon | |
| (English) | |
| entry speu/dw: ... . 742 (troch.); σπεῦδε βραδέως festina lente , Gell. 10.11.5 ; ς | |
| Charlton T. Lewis, Charles Short, A Latin Dictionary | |
| (English) | |
| entry festi_no: ... jubet? Juv. 14, 212 .—Prov.: festina lente ( σπεῦδε βραδέως ), Suet. Aug. | |
e via di seguito clicchando sui links
filologia sanscrita
Disponiamo oltra il dizionario online di Monier Williams d'un dizionario ipertestuale elaborato dal indologo e professore di informatica Gérard Huet (Francia) che è una vera meraviglia come vedrai subito.
http://sanskrit.inria.fr/DICO/reader.html
il mio input: yogii m.rtyu.mjayammantram gaayati (lo yogin canta il mantra di Śiva vincitore della morte)
शिव śiva a. m. n. f. śivā bienfaisant; favorable, propice, salutaire, de bon augure — m. myth. épith. euphémique du dieu véd. Rudra; plus tard élevé en dieu suprême Śiva, forme transcendante du Divin [...]
Input: yogī mṛtyuṃjayammantram gāyati
Sentence: योगी मृत्युंजयम्मन्त्रम् गायति
may be analysed as:
Solution 2 : ✓
[ yogī
| { nom. sg. m. }[yogin] |
|---|
[ mṛtyum
| { acc. sg. m. }[mṛtyu] |
|---|
[ jayam
| { acc. sg. m. | acc. sg. n. | nom. sg. n. }[jaya] |
|---|
[ mantram
| { acc. sg. m. | acc. sg. n. | nom. sg. n. }[mantra] |
|---|
[ gāyati
| { pr. [1] sg. 3 }[gā_2] |
|---|
1 solution kept among 6
Filtering efficiency: 100%
e via di seguito clicchando sui links
funziona anche per testi molto più complicati a vece a doppio triplice multiplice senso.
A m'è serve oltre per l'analisi di testi anche per la composizione di testi poetici in scanscrito a senso multiplice.
Disporre d'uno strumento analogo per il trobar occitanico è un mio sogno.Ma dovrei vivere ancora moltissimi anni per vederlo realizzato.
minima (h)ermeneutica
Del vers vos dic que mais en vau
qui ben l'enten e n' a plus lau
[Di questo vers vi dico che ne vale di piu
se qualcuno l'intende bene e ne riceve più lode]
[Guilhem de Peitieus]
Einen Text als Text ablesen können, ohne eine
Interpretation dazwischen zu mengen, ist die späteste
Form der 'inneren Erfahrung' - vielleicht eine kaum mögliche
[Leggere un testo come testo senza frammischiarvi una
interpretazione, è la forma più tardiva dell 'esperienza interiore'
- forse una forma appena possibile] [Friedrich Nietzsche]
Ogni messaggio (leu plan prim clus…) il ricevente [lettore, filologo] lo può decifrare [capire] soltanto secondo la sua intelligenza limitata e non per il modo dell' emittente [trovatore] e ancora meno per il modo del messaggio [vers, canso, sirventes...].
receptum est in recipiente per modum recipientis et non per modum dantis [Dantis - Guihelmi - Marcabruni - Arnaldis…], doctŏr ūnĭversālis dixit:
neanche il genio superumano (übermenschlich) di Dante Alighieri [Guilhem de Peitieus - Marcabru - Arnaut Daniel…] era capace di comprendere (com-prĕhendĕre) le sue composizioni per il loro modo, ma soltanto secondo il modo della sua intelligenza malgrado tutto limitata.
Soltanto una intelligenza illimitata (quella di un yogī illuminato per esempio che ha realizzato l'unione [yoga] suprema nell'unità brahman-ātman [als ben entendens salut!] può capire qualsiasi messaggio per il modo del messaggio.
nota bene
Valéry: « mes vers on le sens qu’on leur prête... » sarrebbe una boutade ingenua se proferta senza il sale dell’ ironia:
recte ‘mes vers ont le sens que je leur donne, et les sens qu'ils ont malgré moi. Quant aux sens qu'on leur prête, c'est aux philologues d'en juger.
Il filologo-ermeneuta deve cercare di avvicinarsi il più possibile al senso/ai sensi che l’autore/il trovatore ha dato al suo testo (vers, canso, sirventes, terzina...). Ma questo non basta:
deve cercare inoltre di attualizzare anche i sensi nascosti al proprio autore alla luce di riscontri illuminanti (hypologoi, hyperlogoi, synlogoi e testi paralleli)
Concretamente: il filologo ha l’obbligo di superare scientificamente (con una metodologia adeguata) tutte le interpretazioni anteriori, sia di modo implicito, sia migliorando o rifiutando
esplicitamente l’avvicinamento dei suoi predecessori.
Due esempi attuali:
(a) se mi occupo dell’Affaire Cornilh e più particolarmente della tornada di Arnaut Daniel (PC 29.12), devo spiegare meglio di tutti quanti (da Canello 1883 a Riquer 1994, passando per Lavaud 1903, Toja 1961, Perugi 1978, Lazzerini 1983/89, Gruber 1983, Eusebi 1984, Bec 1984, D’Agostino 1990, Canettieri 2007) che cosa significa in ultima analisi grand dozilh /ab que trauc... rifiutando tutte le soluzioni sbagliate (e lo sono quasi tutte).
(b) se voglio interpretare la prima terzina della Comedía di Dante alla luce di riscontri illuminanti, devo cercare sistemanticamente e/o trovare per intuizione hypologoi, hyperlogoi e testi paralleli latini occitanici francesi italiani ignorati da tutti quanti i dantologhi che si sono occupati per esempio dell'incipit dantesco (dai primi commentatori ai studiosi di oggi) [vedi (fra poco) su questo blog: Nel meçço del camin di nostra vita. L'incipit della Comedía di Dante alla luce di riscontri illuminanti]
actualitat dels trobadors: divertimento filológico sobre el culo del Duque (Marcabru PC 293.33)
Marcabru PC 293.33 Lo vers comens quan vei del fau (conculusione)
49 Marcabrus ditz que no•ill en cau
50 qui quer ben lo vers al foïll
51 que no•i pot hom trobar a frau
52 mot de roïll
53 intrar pot hom de lonc jornau
54 en breu doïll.
Marcabruno dice che non gliene importa/frega
se qualcuno frughi il (suo) vers col frugone/stuzzicaculo
ché non vi si può trovare (introdotto) di contrabbando
parola rugginosa :
(1) intrare si può con lungo (lavoro) giornale
in breve *duciculo.
(2) intrare può un uomo di lungo (lavoro) giornale
in breve cul di duce.
con lungo (lavoro) giornale = = con lunga fatica
* di lungo (lavoro) giornale = di/d'un grosso affare
per giornale agg. vedi vocabulario (appendice)
*duciculo = cannella vedi vocabulario (appendice)
latino volgare
Marcabrunus dicit quod non illi inde caldet
qui (=si quis) bene quaerit illum versum ad illo fodiculo
quod (quia) non potest homo inde trovare ad fraudem
mottum robiginosum:
intrare potest homo de grande diurnale
in brevem duciculum
fodiculo abl.] doppio senso:
1) fodículo] fodĭ (fŏdĕre) + culus (sufisso) = frugone (cf. rīdĭcŭlus s.m. 'buffone)
2) fodicúlo] fodĭ + cūlum = stuzzicaculo (cf. stuzzicadente)
un bisticcio anologo si trova già in Plautone: inrīdĭcŭlō [irrīdĭ+cŭlum n.] 'oggetto di risate' / inrīdĭcūlō [irrīdĭ+cūlum] '*fotticulo [fotticúlo] Casina 5.2.3 e Poenulus 5.4.2
in brevem duciculum] doppio senso:
1) in brevem duciculum [ducículum] = in una breve/corta cannella
2) in brevem duci[s] culum [ducicúlum]= nel breve/corto culo del Duce (sc. d'Aquitania)
latino colto
Marcabrunus dīcit non sibī opportēre
si quis bene quaerit versum fodĭcŭlō / fodĭcūlō
quia non licet invenīre in illō clam insertum
verbum rōbīginōsum:
(1) intrāre licet grandī opere diurnō [abl. instr.]
in brevem epistomium.
(2) intrāre licet hominī grandis operis diurni [gen.]
in brevem ducis cūlum
Dixerit enim fortasse quispiam:
ma il tuo divertimento filologico è solo un gioco interlinguistico oppure corrisponde al modo in cui Marcabru si è divertito divertendo los ben entendens - i pocchissimi eletti - capaci di intendere adeguatamente il suo messaggio, se messaggio c'e?
Talia dicentibus credo me responsa dare posse idonea. Primum
Marcabru era un trobaire/joglars sabens - un trovatore/goliardo/ dotto, un poeta doctus, appartenente alla classe dei clerices vagantes (intelettuali vagabondi) e eo ipso un giocatore di parole in latino e volgare. Pensava dunque latine et occitanice ed è logico concludere che al di sotto delle parole volgari (doppio senso) si trovassero verba latina.
Deinde (segue)
Contra dixerit enim forsitan quispiam:
tu parli dell'attualità di Marcabru. In ché senso?
Mica poteva sapere che in Italia ci fossero arrivati sette otto secoli dopo un Duce 'con la sua brigata di camicie nere' e un populista populare soppranominato il Cavalirere 'con il suo nuclo di veline' (ipse dixit) per non parlare del 'nanoprésident' et de sa 'Diva de la gauche caviar' (Canard enchaîné). E non poteva sapere che il suo jornau (lavoro) giornale fosse devenuto fr. journal 'quotidien' e it. giornale 'cottidiano'. Perciò non poteva prevvedere la singular batalha tra il patrone quasi assoluta degli strumenti di informazione e il direttore del giornale di centro destra.
Talia dicenti credo me responsum dare posse idoneum:
Ogni messaggio (leu plan prim clus…) il ricevente [lettore, filologo] lo può decifrare [capire] soltanto secondo la sua intelligenza limitata e non per il modo dell' emittente [trovatore] e ancora meno per il modo del messaggio [vers, canso, sirventes...].
receptum est in recipiente per modum recipientis et non per modum dantis [Dantis - Guihelmi - Marcabruni - Arnaldis…], doctŏr ūnĭversālis dixit:
neanche un genio superumano (übermenschlich) [Dante Alighieri - Guilhem de Peitieus - Marcabru - Arnaut Daniel - Cervantes - Proust] è capace di comprendere (com-prĕhendĕre) le sue composizioni [scritti] per il loro modo, ma soltanto secondo il modo della sua intelligenza malgrado tutto limitata.
Soltanto una intelligenza illimitata (quella di un yogī illuminato per esempio che ha realizzato l'unione [yoga] suprema nell'unità brahman-ātman [als ben entendens salut!] può capire qualsiasi messaggio per il modo del messaggio.
nota bene
Valéry: « mes vers on le sens qu’on leur prête... » sarrebbe una boutade ingenua se proferta senza il sale dell’ ironia:
recte ‘mes vers ont le sens que je leur donne, et les sens qu'ils ont malgré moi. Quant aux sens qu'on leur prête, c'est aux philologues d'en juger.
Il filologo-ermeneuta deve cercare di avvicinarsi il più possibile al senso/ai sensi che l’autore/il trovatore ha dato al suo testo (vers, canso, sirventes, terzina...). Ma questo non basta:
deve cercare inoltre di attualizzare anche i sensi nascosti al proprio autore alla luce di riscontri illuminanti.
als bens entendens salut
appendice
Marcabru PC 293.33 Lo vers comens quan vei del fau tornada - edizione critica
Marcabrus ditz que no•ill en cau
qui quer ben lo vers al foïll
que no•i pot hom trobar a frau
mot de roïll
intrar pot hom de lonc jornau
en breu doïll.
1 Marc e brus R ; non len (lin) R) chau CR / 2 quier R ; ver al fronzilh CR 4 rozilh CR 6 roill IK, estrilh CR.
testo] Gruber Dialektik des trobar 1983, 76-77
vers al foïll] Roncaglia 1951 vers'al foïll (svista: vers’al = versa al non dà senso) = COM 2005 e Rialto 23.iv.2005.
en breu doïll] Gaunt-Harvey-Paterson 2000 = Rialto 2002 en breu roïll = Rialto 29.xi.2002.
vedi il mio saggio Marabru 293.33 à la sauce anglaise
http://joerngruber-gaisaber.blogspot.com/2009/05/marcabru-29233-la-sauce-anglaise.html
vocabolario
http://old.demauroparavia.it/84991
http://www.google.de/firefox?client=firefox-a&rls=org.mozilla:en-US:official
po|pu|lì|sta
2 agg., s.m. e f. che, chi adotta il populismo come atteggiamento politico
po|pu|là|re agg.var. ⇒1popolare.
1ve|lì|na
s.f. 3 nel linguaggio degli organi di stampa o televisivi, spec. con connotazione polemica, comunicazione inviata dall’ufficio stampa del governo, di un partito, di un ente pubblico, ecc., contenente informazioni da divulgare o suggerimenti relativi al modo di dare una notizia o di commentare un evento
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera
Il termine velina inizialmente nato per nominare in tono ironico le ragazze che a Striscia la notizia portavano ai conduttori le veline - le notizie in gergo giornalistico -, è stato in seguito usato per indicare spesso in senso dispregiativo o sminuitorio, a fronte di un'apparente diffusione di un fenomeno degenerativo denominato anche del velinismo, le funzioni svolte da soubrette e showgirl in ruoli particolarmente denotati passività televisiva, per i quali, secondo i critici, non sarebbero necessari particolari meriti artistici o professionali.
illustrazione
un divertimento alla berlusca (de gustibus non est disputandum)
http://www.youtube.com/watch?v=A_TclAnlkhg
[la velina bionda di striscia fa lo stacchetto ma alla fine spunta dal reggiseno ... Veline Striscia la notizia - Thais & Melissa 04-12-2006 ...]
DUCICULUS, Dolii epistomium, seu fistula, per quam exhauritur vinum [occ. dozilh – fr. dousil, cannelle – it. cannella - ted. Zapfhahn - cast. espita]
ἐπι-στόμιον, τό, der in die Mündung eines Gefäßes gesteckte Hahn [= duciculus → dozilh] [Pape Griechisch-Deutsches Wörterbuch, terza edizione 1914]
2can|nèl|la
s.f.
1 TS idraul., piccolo tubo metallico talora munito di un rubinetto, da cui fuoriesce l’acqua, che costituisce la parte finale di una conduttura: la c. della fontana, bere alla c. | TS enol., tubo, spec. in legno, dotato di rubinetto o otturato da uno zipolo, che si inserisce nella parte inferiore di una botte o di un tino per spillarne il vino; vino alla c., appena tolto dal tino
3 TS metrol., antica unità di misura genovese per le lunghezze, equivalente a 2,977 m
CANNELLE n. f. [= lat. epistomion | duciculus → occ. dozilh etc.]
Robinet de bois ou de cuivre qu'on met à une cuve, à un tonneau pour en tirer le liquide, en tournant la clef qui sert à en boucher ou à en ouvrir le passage. [Dictionnaire de l'Académie française (8e édition)]
gior|nà|le
s.m., agg.
FO
1a s.m., pubblicazione quotidiana di informazione in fogli non rilegati, solitamente di grande formato, che riporta notizie politiche, economiche, culturali, di attualità, ecc., spesso corredate da illustrazioni o fotografie, nonché annunci vari e pubblicità: leggere, aprire, sfogliare il g.; articolo di g., g. a diffusione nazionale, g. di partito, notizia riportata da tutti i giornali; g. del mattino, della sera, distribuito la mattina o la sera; scrivere su un g., pubblicarvi degli articoli
1b s.m., pubblicazione periodica, rivista: g. di moda, di cinema; g. a fumetti
2 s.m., sede della redazione di tali pubblicazioni: ogni mattina si reca al g., lavorare al g.
3 s.m., libro in cui si annotano giornalmente fatti di interesse pubblico o privato: g. di viaggio
4 s.m. TS rag., libro, registro sul quale vengono registrati giornalmente i movimenti delle partite di merci, le operazioni di cassa e sim.
5 agg. OB giornaliero, quotidiano
gai saber & gaia scĭentĭa - divertimento filológico sobre coño y culo (A. Daniel 29.15)
phĭlŏlŏgĭa → φιλολογία → filologia s.f. passione per gli studi letterari o scientifici, amore per la cultura e/o attività di critica e interpretazione dei testi.
LA BONNE: Monsieur, surtout pas de philologie, la philologie mène au pire...
L’ÉLÈVE (étonnée): Au pire? (Souriant, un peu bête.) En voilà une histoire!
LE PROFESSEUR (à la Bonne): C’est trop fort! Sortez!
LA BONNE: Bien, Monsieur, bien. Mais vous ne direz pas que je ne vous ai pas averti!
La philologie mène au pire!
LE PROFESSEUR: Je suis majeur, Marie!
[Eugen Ionescu (Eugène Ionesco) La leçon]
La filologia trovadorica procede generalmente senza direttive certe e senza vera preparazione scientifica… Lo studio dei trovatori è davvero una cosa seria, che richiede come pochi altri studi vasta preparazione e lunghe meditazioni… Giova poco far libri su libri di critica, invece di studiare direttamente le fonti latine e medievali per rendersi familiari il pensiero e il sentimento di quei tempi e il linguaggio in cui pensiero e sentimento si manifestano.
[Michele Barbi 1935 (La critica dantesca...lo studio di Dante...le fontimedievali) attualizzato da J. G.]
Per la stragrande maggioranza degli occitanisti di professione (ragruppati nell' AIEO) il trobar del dodicesimo e tredicesimo secolo è ovviamente lettera morta:
detto chiaro e tondo (sans langue de bois):
1 se ne fregano più o meno oppure
2 lo leggono con cattiva pronuncia (Ai! fin'amòrs (= fina mòrs/mòrz) fòns de bòntat oppure Ai! fin'amurs funs de buntat invece di Ai! fin' amōrs fōns de bōntat) e si fregono dell'aspetto musicale/musicologico e/o
3 non lo capiscono adeguatamente e/o si fregono più o meno delle richerche altrui
Ma freghiamocene à notre tour (Marcabrus ditz que no l'en cau) per proporre subito il nostro primo divertimento filologico.
primo divertimento - lūsŭs primus
divertissement philoulogique (sic!) sur con et cul
divertimento filológico sobre coño y culo
Arnaut Daniel PC 29.15 Pus Raimons e Truc Malecx (tornada Mss. CR)
46 Bernatz de Cornes no• s estrilh
47 al corn cornar ses gran dozilh
48 ab que trauc la pen'e•l penilh
49 pueys poira cornar ses perilh.
Bernardo Cornese non si dia cura
di cornare/trombare il corno senza una grossa cannella
con cui perforare la pelle grassa e il pettignone
poi potrà cornare/trombare senza pericolo.
RECTO
Bernardus Cornesis non se attilliet
cornu cornare sine grandi duciculo
quo traucet pellem et pectiniculu
postea potest cornare sine periculu
nota bene
un bisticcio anologo si trova già in Plautone: irrīdĭcŭlum [irrīdĭ+cŭlum] n. 'risibile' / irrīdĭcūlum [irrīdĭ+cūlum] Casina 5.2.3 e Poenulus 5.4.2
latino colto
Bernhardus Cornēlĭēnsis nōn cūret
cornu inflāre sine grandi ĕpistŏmĭō
quō pertundat pellem et pĕctinem
deinde licet inflāre impūnĕ.
cf. Catullo 23.11 pertundo tunicamque palliumque [perforo tunica e pallio]
Conclusione anatomico-erotica
Bernartz de Cornes/Cornilh dovrebbe, per dirla con Poggio Bracciolini***, eseguire una variazione inaudita del 69:
futuendo (it. fottendo - chiavando - trombando) primum cunnum dominae Aemae simul ac inflando/lingendo [meno plausibile] (it. soffiando/leccando) secundum (sc. cūlum)
*** 5. De Homine Insulso Qui Existimavit Duos Cunnos In Uxore
Pus Raimons e Truc Malecx (tornada Mss. H)
46 Dompna ges Bernartz non s'atil
47 del corn cornar ses gran dosil
48 ab qe•l seire trauc e•l penil
49 pois poiria cornar ses peril.
Donna: Bernardo non si dia cura/ di cornare/trombare il corno senza una grossa cannella / con cui perforare il sedere e il pettignone / poi potrà cornare/trombare senza pericolo.
VERSO
latino volgare
- Domina, Bernardus non se attilliet
- cornu cornare sine grandi duciculo
- quo traucet sedere et pectiniculu
- postea potest cornare sine periculu
- latino colto
- Dŏmĭna! Bernhardus nōn cūret
- cornu inflāre sine grandi ĕpistŏmĭō
- quō pertundat culum et pĕctinem
- deinde licet inflāre impūnĕ.
- cf. Catullo 23.11 pertundo tunicamque palliumque [perforo tunica e pallio]
- Conclusione anatomico-erotica
- Ecco il consiglio di Arnaut:
- per evitare di farsi scompisciare mentre si mette a cornare/trombare l’orribile corno/culo di Donna Aima, Bernardo si dovrebbe munire d’una grossa cannella con cui traforare il sedere e il pettignone prima di servirsene come strumento a fiato.
L'Affaire Cornilh (1169) en quelques mots
Bernatz de Cornilh fait une cour assidue et énervante à Madame Ayma, qui lui promet (pour s'en débarrasser) de le prendre pour amant de cœur à condition qui'il lui corne le cor (lat. class. inflāre cornū), en d’autres termes, qu’il lui souffle / baise (/donne un baiser) dans le trou du cul , lui pratique, pour ainsi dire, un profond cūlīlīnctus (cf. lat. cūlum lingere = lécher le cul).
Horrifié par cette folle demande, Bernatz refuse tout net. Raimon de Durfort e Truc Malecx s'en scandalisent et prennent parti pour Madame Ayma (selon eux fort appétissante).
Arnaut Daniel, lui, s'oppose à eux en justifiant (vue l'infernal laideur du corn/cul) le refus de Bernatz auquel il recommande de se munir d'un gros dousil/d’une grosse cannelle / d'un gros membre viril (dozilh = métaphore obscène pour occ. vit) afin de boucher le trou de devant (occ. con = lat. cunnus) de la dame, pour éviter d'être compissé au moment même qui'il lui souffle dans le cul ou (selon une interprétation plus poussée) pendant le léchage du redond ( fr. derrière - lat. cūlus, sc. pendant l'exécution du cūlīlīnctus): pueis poira cornar ses perilh (alors il pourra corner sans péril).
Anthologie minimale
Voici une vida, quatre coblas et une tornada qui contiennent l'essence de la tenso tripartite:
Vida de Raimon de Durfort e Turc (/Truc) Malec
Raimons de Durfort e•N Turc Malec si foron dui cavallier de Caersi que feiren los sirventes de la domna que ac nom ma domna N'Ai[m]a, aquella que dis al cavallier de Cornil qu'ella non l'amaria si el no la cornava el cul (I 186)
Raymond de Durfort et Turc Malec furent deux chevalier de Quercy, qui firent ( = trouvèrent, composèrent) les sirventès au sujet de la dame qui s'appelait Madame Ayma, celle qui dit au chevalier de Cornil qu'elle ne l'aimerait pas, s'il ne lui cornait au cul.
Raimon de Durfort PC 397.1 Truc Malec a vos me tenh (A 212)
II Qu'ieu no•i conosc mot vilan
cui que s'o teigna en van
si en Bernatz tot en auran
venia•l ser o l'endemand
assaillir madompna N'Aiman
ela il mostres la cuoissa ab man
dizen s'aisi•m cornatz de plan
eu vos farai mon drut certan.
Car je n’y vois aucun vilain mot / - quelque vanité qu’on y puisse trouver - / si Bernard, tout comme un fou, / venait le soir ou lendemain assaillir Dame Enan : / elle lui montrât la cuisse avec la main / en disant : si vous me cornez ici en plain, / je ferai de vous mon parfait amant.
Truc Malec PC 447.1 (cobla A 212)
En Raimon be•us tenc a grat
car aiss•us vei acordat
de gent captener en Bernat
cella que non respos en fat
al malastruc Caersinat
que•l mostret son corn en privat :
sel lo soanet per foudat
et eu i volgra aver cornat
alegramen ses cor irat.
Sire Raymond, je vous sais gré / de ce que je vous vois ainsi d’accord (avec moi) / pour prendre gentiment, à l’encontre de Bernard, la défense de celle qui ne répondit pas sottement / à ce malheureux Quercinois / quand elle lui montra son cor en privé : / (mais) lui le dédaigna par folie, / (alors que) moi j’aurais bien voulu y avoir corné, / allégrement sans cœur chagrin.
Arnaut Daniel PC 29.15 Pois Raimons e.N Trucs Malecs (A 205)
V Ben es estorz de perilh
que retraich fora a son filh
e a totz aicels de Cornilh:
miells li fora fos en issilh
que•l la cornes en l'e[n]fonilh
entre l'esquina e•l penchenilh
[lai on se sangna de rovilh]
ja non saubra tant de gandilh
no•ill compisses lo groing e•l cilh.
[A de gran perilh (+ 1) ; graphie de A : perill – fill etc.; lai on se sangna de rovilh, manque A, ms. de base C]
Il a certes échappé à un grand péril, / qui eût été reproché à son fils / et à tous ceux de Cornilh / il lui eût mieux valu d'être en exil, / plutôt que de la corner dans l’entonnoir, / entre l’échine e le pénil, / là où elle saigne de la rouille; il ne saurait jamais tant se mettre à l'abri / qu’elle ne lui compissât le museau e le[s] sourcil[s].
VI Bernatz de Cornes no s’estrilh
al corn cornar ses gran dozilh
ab que trauc la pena e•l penilh
pueis poira cornar ses perilh.
[ms. CR vos (H vos, pentil (H penil); la tornada est transmise par CR et H, ms. de base C]
Que Bernard de Cornilh ne se tracasse pas / à corner le cor sans un grand dousil [une grande cannelle] / avec lequel [laquelle] il perfore[ra] la fourrure et le pénil, / alors il pourra corner sans péril.
variante (ms. de base H)
46 Dompna ges Bernartz non s'atil
47 del corn cornar ses gran dosil
48 ab qe•l seire trauc e•l penil
49 pois poira cornar ses peril.
Dame, que Bernard ne s'efforce point / de corner le cor sans un grand dousil [une grande cannelle] / avec lequel [laquelle] il perfore[ra] le derrière et le pénil, / alors il pourra corner sans péril.
Raimon de Durfort PC 397.1a Ben es malastrucs e dolens (A 212)
II Non es bona dompna el mon
si•m mostrava lo corn e•l con
tot altretal cum il se son
e pois m'apellava : [En] Raimon
cornatz m'aissi sobre•l redon -
q'ieu no•i basses la cara e•l front
cum si volgues beure en fon:
drutz q'a sa domna aissi respon
ben taing que de son cor l'aon.
Il n’est pas de noble dame au monde, / si elle me montrait son cor et son con, / tout ainsi comme il sont, / et si après elle me disait : Sire Raymond, / cornez-moi ici sur/dans le derrière - / que je n'y penchasse mon visage et mon front, comme si je voulais boire à une fontaine : un amant qui répond ainsi à sa dame, il est bien juste qu’elle lui accorde les faveurs de son cœur.
(édition critique de l'intégralité des textes en préparation)
édition diplomatique de la tornada
C 115 Bernartz de cornes uos estrilh / al corn cornar ses gran dozilh / ab que trauc la penel pentilh / pueys poira cornar ses perilh.
R 82 Bernart de cornes uos estril / del corn cornar ses gran doisilh / ab qel trauc la penel pentilh / e pueis poira cornar ses perilh.
H 41 Ddompna ges bernartz non satrail / del corn cornar degran dosil / ab qel seir traig del penil / pois porria cornar sens peril (tornada aggiunta da una seconda mano!)
édition critique
Pus Raimons e Truc Malecx (tornada Mss. CR)
46 Bernatz de Cornes no• s estrilh
47 al corn cornar ses gran dozilh
48 ab que trauc la pen'e•l penilh
49 pueys poira cornar ses perilh.
C 115 46 no•s] uos - 48 la pen(a) e•l penilh] la penel pentilh
testo] Gruber Dialektik 1983, 73
Bernardo di Cornese non s'affatichi / a cornare il corno senza una grossa cannella / con cui perforare la pelliccia [/il grasso di maiale] e il pettignone (mons veneris) / poi potrà cornare senza pericolo.
Pus Raimons e Truc Malecx (tornada Mss. H)
46 Dompna ges Bernartz non s'atil
47 del corn cornar ses gran dosil
48 ab qe•l seire trauc e•l penil
49 pois poira cornar ses peril.
Donna: Bernardo non si dia cura/ di cornare/trombare il corno senza una grossa cannella / con cui perforare il sedere e il pettignone / poi potrà cornare/trombare senza pericolo.
46 s' atil de] correggo in satil de`' la corrutela 'satrail de' (contaminazione di satil de / sestrill a [=CR])
s’atilhar de] solo due riscontri nel trobar occitanico, ambedue in Marcabru (!) di cui uno nel ipotesto di Arnaut: ne prende in prestito le parole-rima isilh, s’atilh, rovilh e dozilh
Marcabru PC 29321 Bel m'es quan la fuelh' ufana
7 Quecx auzels quez a votz sana
8 de chantar s'atil
Ogni uccello che ha voce sana / si da cura di cantare
Marcabru PC 293 Lo vers comens quan vei del fau/
19 Avoleza porta la clau
20 e geta Proeza en issill
21 greu pairejaran mais igau
22 paire ni fill
23 que non aug dir fors en Peitau
24 c'om s'en atill.
Bassezza porta la chiave / e getta in esilio Prodezza: / difficilmente patrizzeranno uguali / padre e figlio / ché non sento dire, fuorché in Poitou, che qualcuno se ne dia cura.
49 Marcabrus ditz que no•ill en cau
50 qui quer ben lo vers al foill
51 que no•i pot hom trobar a frau
52 mot de roill
53 intrar pot hom de lonc jornau
54 en breu doill.
Marcabru dice che non gliene importa / se qualcuno frughi il ‘vers’ col frugone: / ché non vi si può trovare di contrabbando / parola rugginosa: entrare si può con lungo lavoro giornaliere / in breve/corta cannella.
47 ses gran dosil] correggo in ‘ses’ [=CR] la svista ‘de’
48 ab qe•l seire trauc e•l penil] ab qel seir traig del penil (-1) correggo in ‘seire’ la svista ‘seir’ [causa della ipometria], coreggo in 'trauc' la svista 'traig', corrego in 'el penil' [=CR) la svista 'del penil'. Cf. Eusebi 'Arnaut Daniel' 1984, p. 9: "H, che dà tutta la 'tornada' in una scrittura più chiara, forse d'altra mano, al v. 48 ha una lezione che non dà senso e mancante di una sillaba."
49 porria] correggo in ‘poiria’ [=CR] la svista ‘porria’
nota bene
lat. ‘cornu’ è l'instrumento curvo (occ. redond = cul) alla differenza di bucina
Il termino technico enologico occitanico ‘dozilh’ (dal latino tardo ‘duciculus’), usato da Marcabru e riusato da Arnaut Daniel, è un tubo in legno otturato da uno zipolo, che si inserisce nella parte inferiore di una botte [= foro di spillatura] o di un tino per spillarne il vino. La sua forma e ‘mutatis mutandis’ la sua funzione sono quelle di un membro virile (pisciare il vino). Di qui il senso osceno nella tornada di Marcabru e nel Gargantua di Rabelais.
seire] s.m hapax nel trobar = it. sedere s.m. ] cf.
1se|dé|re v.intr. e tr. [lat. classico sĕdēre → lat. tardivo sedere → sezer/seire → sèire]
FO 1a v.intr. (essere) stare con le natiche su un appoggio, tenendo il busto eretto o poco inclinato e le gambe più o meno ripiegate:
2se|dé|re s.m. [occ. seire → sèire - hapax daneliano nel trobar occitanico]
1 AD parte posteriore del corpo corrispondente ai glutei su cui ci si appoggia per stare seduti: sono caduto col s. per terra
